1789 – 1815 · Dalla Bastiglia a Waterloo
✦ Versione Studio RapidoLa Rivoluzione Francese è uno degli eventi capitali della storia moderna: distrusse il feudalesimo e affermò libertà, uguaglianza e fraternità come valori fondativi della società moderna. Non fu frutto di una causa singola, ma dell'intreccio tra la crisi del capitalismo emergente, la filosofia illuminista e le profonde disuguaglianze sociali.
La Francia pre-rivoluzionaria era una società profondamente ingiusta. Il re aveva costruito uno Stato assoluto, ma la nobiltà conservava i suoi antichi privilegi feudali senza pagare tasse. Questa contraddizione, unita a una devastante crisi economica, rese l'esplosione inevitabile.
| Stato | % Pop. | Situazione |
|---|---|---|
| Clero | <1% | Grandi proprietari terrieri, esonerati da tasse. L'alto clero era privilegiato; il basso clero viveva come i contadini. |
| Nobiltà | ~1% | Con il clero possedevano il 40% delle terre, zero tasse. La piccola nobiltà era però esclusa dagli incarichi di corte. |
| Terzo Stato | 98% | Pagavano tutto: taglia allo Stato, decima alla Chiesa, tributi feudali ai signori. Dentro: borghesia, artigiani, contadini, proto-proletariato. |
Raccolti disastrosi per maltempo, prezzo del pane alle stelle, moria di bestiame. Città e campagne in rivolta per la sopravvivenza.
La Francia era dissestata: guerre costose (anche il supporto agli USA), lusso di corte. Il fisco gravava quasi solo sui più poveri.
Luigi XVI tentò riforme con ministri come Turgot e Necker, ma la nobiltà li sabotò. Fu così costretto a convocare gli Stati Generali, non riuniti dal 1614. Il re invitò i sudditi a compilare i cahiers de doléances (quaderni delle lamentele): tutti chiedevano meno assolutismo, ma il Terzo Stato esigeva uguaglianza fiscale, abolizione delle decime e libertà di stampa.
Quando gli Stati Generali si riunirono il 5 maggio 1789, si bloccarono subito su una questione procedurale decisiva: il Terzo Stato voleva il voto per testa (uno per deputato), nobiltà e clero volevano il voto per ordine (uno per ceto, così avrebbero sempre avuto la maggioranza). Da questo scontro dipendeva tutto il destino della rivoluzione.
Il 14 luglio 1789 il popolo parigino, esasperato dal caro pane e dalla concentrazione militare attorno alla città, prese d'assalto la Bastiglia, simbolo del potere assoluto. La rivoluzione scese in piazza: nacque la Comune (nuovo consiglio municipale borghese), si formò la Guardia Nazionale e l'ondata rivoluzionaria si propagò in tutta la Francia.
Il 26 agosto 1789 l'Assemblea Costituente proclamò la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, uno dei documenti fondativi della storia moderna: libertà, uguaglianza, fraternità come diritti inalienabili. Poi ridisegnò lo Stato ispirandosi a Montesquieu: potere esecutivo al re (con veto sospensivo), potere giudiziario a magistrati eletti, ma il voto era riservato ai "cittadini attivi" con reddito minimo — il potere restava alla borghesia censitaria.
La Francia fu divisa in 83 dipartimenti con nomi naturali, cancellando le antiche denominazioni storiche. I comuni ottennero ampi poteri in un forte decentramento.
Per risanare le finanze, la Costituente incamerò i beni della Chiesa. Vescovi e curati divennero funzionari statali obbligati a giurare fedeltà alla Costituzione, spaccando la Francia in preti giurati e preti refrattari.
Dopo l'approvazione della Costituzione monarchica (settembre 1791), la nuova Assemblea Legislativa dovette fronteggiare la minaccia estera. Austria e Prussia emisero la Dichiarazione di Pillnitz prospettando un intervento armato. I girondini volevano la guerra per consolidare la rivoluzione; il re la sperava sperando in una sconfitta francese. Solo Robespierre vi si oppose, intravedendo il pericolo per le libertà conquistate.
I primi scontri (aprile 1792) furono disastrosi: i soldati non si fidavano degli ufficiali aristocratici. Ma la minaccia straniera scatenò un'ondata patriottica: migliaia di volontari partirono per il fronte cantando il Canto di guerra per l'Armata del Reno, passato alla storia come la Marsigliese.
Il conflitto tra Gironda e Montagna si consumò sul processo a Luigi XVI: i girondini cercarono di salvarlo, i montagnardi imposero la condanna. Nel gennaio 1793 il re fu ghigliottinato.
Con la Gironda paralizzata, la Montagna prese il controllo della Convenzione. Per fronteggiare la crisi militare e interna, il Comitato di Salute Pubblica impose misure radicali: la leva in massa dei cittadini e la distribuzione ai contadini delle terre confiscate agli aristocratici. Per farle rispettare si ricorse alla violenza di Stato: il Terrore.
Nel 1793 fu ghigliottinata anche Maria Antonietta e molti girondini. Ma la Montagna stessa era lacerata: da un lato gli Indulgenti di Danton (pronti a moderare), dall'altro gli Esagerati di Hébert (ancora più radicali), con Robespierre nel mezzo. Nel 1794 la legge dei sospetti eliminò ogni residua parvenza di processo legale, inaugurando il Grande Terrore.
Quando il pericolo di restaurazione parve scongiurato, la dittatura non fu più tollerata. La borghesia, minacciata dalla limitazione alla proprietà, volle la fine del Terrore. I deputati della Palude accusarono Robespierre di volersi fare tiranno. La sera del 10 termidoro, senza processo, Robespierre fu ghigliottinato con ventuno collaboratori. Al Terrore Rosso seguì il Terrore Bianco dei termidoriani contro i giacobini superstiti.
La Convenzione si sciolse nell'ottobre 1795 lasciando una nuova Costituzione repubblicana. Il governo passò a un Direttorio di cinque membri, assistito dal Consiglio dei Cinquecento e dal Consiglio degli Anziani. Le insurrezioni popolari del 1795 erano già state schiacciate, e i sanculotti erano definitivamente usciti dalla scena politica.
Il tentativo più radicale fu la Congiura degli Uguali (maggio 1796) di Babeuf e dell'italiano Filippo Buonarroti: non solo uguaglianza politica, ma anche sociale, con abolizione della proprietà privata e comunione dei beni — una proposta che anticipa il socialismo. La congiura fu scoperta e molti condannati a morte; Buonarroti sopravvisse e ricomparve nell'era della Restaurazione.
Napoleone Bonaparte, nato ad Aiaccio nel 1769 da piccola nobiltà còrsa, era già ufficiale d'artiglieria a 18 anni. Fu la Rivoluzione a dargli la possibilità di emergere: si distinse in battaglia, ottenne il grado di generale a 25 anni, e tramite Giuseppina Beauharnais entrò nelle grazie del potente Barras, che gli affidò prima la difesa del Direttorio dai realisti, poi il comando dell'Armata d'Italia — 36.000 uomini indisciplinati che Napoleone trasformò in una macchina da guerra straordinaria.
Con manovre fulminee costrinse Vittorio Amedeo III di Savoia a cedere Nizza e Savoia, poi cacciò gli austriaci da Milano e li inseguì in territorio veneziano, provocando la fine della Serenissima dopo secoli di storia. Sotto la sua egida nacquero la Repubblica Cispadana, la Transpadana e infine la Cisalpina. Con la Pace di Campoformio (1797) cedette però la Repubblica Veneta agli Asburgo in cambio di Belgio e Lombardia: Napoleone era già un conquistatore, non un liberatore.
Nel 1798 Napoleone partì per l'Egitto per colpire gli interessi inglesi. Batté i Mamelucchi alle Piramidi, ma l'ammiraglio Nelson distrusse la flotta francese ad Abukir e il sogno coloniale si infranse. Abbandonato l'esercito in Egitto, Napoleone rientrò a sorpresa a Parigi. Il colpo di Stato del 18 Brumaio (novembre 1799) abbatté il Direttorio: Napoleone divenne Primo Console, e le cariche tornarono ad essere designate dall'alto — un ritorno di fatto all'antico regime.
Per legittimare il suo potere, nel 1800 Napoleone attraversò le Alpi e sconfisse gli austriaci a Marengo, da cui nacque la Repubblica Italiana. Anche gli inglesi firmarono la pace, sperando nella ripresa commerciale. Dopo dieci anni di guerra quasi continua, era finalmente la pace. Per consolidarsi all'interno, nel 1801 strinse un Concordato con la Santa Sede: il papa rinunciò ai beni ecclesiastici e riconobbe la Repubblica; la Chiesa ottenne alcune garanzie. Nel maggio 1804 Napoleone si fece proclamare Imperatore dei Francesi.
Per neutralizzare la supremazia navale britannica, Napoleone proclamò da Berlino il Blocco Continentale: tutti i porti sotto controllo francese erano chiusi alle navi inglesi. L'obiettivo era strangolare il commercio britannico e potenziare l'industria francese. Gli inglesi reagirono fomentando guerriglie e nemici interni. Paradossalmente soffrirono del blocco anche i francesi, privati di merci coloniali e mercati esteri.
Molti intellettuali europei che avevano accolto i francesi come liberatori si ricredettero presto. L'opposizione culturale prese la forma del Romanticismo, che contro il razionalismo illuminista francese riscoprì il sentimento e le identità nazionali di ogni popolo. Sul piano politico si diffusero le società segrete — soprattutto la Carboneria nell'Italia meridionale, poi gli Adelfi e i Filadelfi.
Più pericolosa fu l'opposizione popolare. In Spagna e poi in Russia, i francesi non trovarono eserciti mercenari ma popolazioni ostili e una feroce guerriglia che logorava le forze d'occupazione. Il mito dell'invincibilità napoleonica cominciò a vacillare. In Spagna una piccola élite liberale riuscì a strappare la Costituzione di Cadice (1812) — che aboliva i diritti feudali e l'Inquisizione — ma fu subito osteggiata dall'aristocrazia e dalle masse, e Ferdinando VII l'abolì appena recuperò il trono.
Nel maggio 1812 Napoleone attaccò la Russia dello zar Alessandro I, che aveva abbandonato il Blocco Continentale. Contava di piegarlo rapidamente, ma il popolo russo oppose una resistenza durissima: gli eserciti si ritirarono ordinatamente bruciando tutto quello che poteva servire al nemico (tattica della terra bruciata). La lunga avanzata in un paese devastato logorò l'esercito francese. Anche dopo la vittoria di Borodino e l'occupazione di Mosca — poi incendiata — lo zar non trattò. Con l'inverno e la guerriglia implacabile, la Grande Armée fu costretta a una ritirata catastrofica.
Al di là delle guerre e dei lutti, i popoli europei trassero grandi vantaggi dal periodo rivoluzionario. Il Codice napoleonico abolì i privilegi feudali e sancì l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e al fisco. La Francia creò strutture amministrative moderne e una burocrazia efficiente, separando lo Stato dall'ingerenza della Chiesa. Le campagne napoleoniche risvegliarono infine, accanto al risentimento contro l'invasore, un primo senso di identità nazionale — il seme che nell'Ottocento sarebbe germogliato nei movimenti nazionalisti e, in Italia, nel Risorgimento.