Vita, pensiero, poetica e analisi delle opere principali
Il pensiero di Foscolo nasce dalla tensione tra Illuminismo (materialismo meccanicistico, sensismo) e la nuova sensibilità preromantica.
I due poli della produzione foscoliana
Forza dei sentimenti, sofferenza, militanza politica. Sensibilità romantica, atmosfere cimiteriali. Rappresentato dall'Ortis.
Ricerca di armonia ed equilibrio neoclassico. Facoltà mitopoietica: trasforma la realtà sofferta in bellezza rasserenatrice. Odi e Le Grazie.
Trama: Dopo il Trattato di Campoformio, Jacopo fugge sui colli Euganei dove si innamora di Teresa, già promessa a Odoardo. Intraprende un pellegrinaggio (Firenze → Milano → Ventimiglia), visita le tombe dei grandi a Santa Croce. Apprende il matrimonio di Teresa e si suicida con un pugnale.
Foscolo inserisce materiali autobiografici (lettere reali). Il romanzo diventa il libro di riferimento dei giovani del Risorgimento: Jacopo = intellettuale militante pronto al sacrificio per la patria.
Un volume breve ma fondamentale: 2 odi + 12 sonetti. Funziona come canzoniere personale dove Foscolo proietta autobiografia, passioni politiche e tormenti esistenziali. Stile: lingua preziosa con latinismi, anastrofi, iperbati, enjambement magistrali.
La sera è una fatal quiete: non è vista con timore ma come pace desiderata. Le due quartine descrivono la sera estiva vs. invernale. Le due terzine: il «reo tempo» svanisce, la morte annulla le «torme delle cure».
Apertura: «Forse» introduce il dubbio filosofico.
Quartine: descrizione naturalistica (estate / inverno).
Terzine: passaggio all'introspezione psicologica — il tempo presente svanisce nel buio, le preoccupazioni si spengono.
Finale: contrasto tra la pace della sera e lo «spirto guerrier» interno.
Differenza da Catullo: il poeta latino arriva alla tomba del fratello; Foscolo invece può solo tendere le mani «deluse» verso la patria lontana — l'esilio lo separa definitivamente dagli affetti.
• Esilio come fuga perenne che impedisce il ricongiungimento
• Il suicidio del fratello non è peccato ma fine di una «tempesta» interiore
• La tomba come porto di quiete dopo i travagli della vita
• Invocazione finale alle «straniere genti»: almeno le spoglie del poeta tornino al «petto della madre mesta»
Zacinto non è solo luogo geografico ma luogo mitologico: Venere nacque da quelle acque. Foscolo nobilita le proprie origini collegandole alla divinità della bellezza. Il paragone con Ulisse è fondamentale: entrambi esuli, ma Ulisse torna a Itaca — Foscolo è condannato all'esilio eterno e all'«illacrimata sepoltura».
Il sonetto inizia con la tripla negazione «Né più mai» (v. 1) → certezza della morte in terra straniera.
Si chiude con «illacrimata sepoltura» (v. 14) → impossibilità del ritorno confermata.
In mezzo: il mito (Venere, Omero, Ulisse) che nobilita l'esilio del poeta innalzandolo a destino epico.
Le 4 parti del carme
Tre inni dedicati non alle Grazie direttamente ma a Venere (bella natura, affetti), Vesta (fuoco eterno dei cuori nobili) e Pallade (arti consolatrici). Le Grazie sono dee intermedie tra cielo e terra: dispensano ai mortali i doni della civiltà per ingentilire i costumi. L'incompiutezza è causata dalla crisi storica (crollo di Napoleone, Austria) e dall'esilio.
«Didimo» = gemello (greco); «Chierico» = vocazione religiosa giovanile abbandonata. Se Jacopo Ortis è l'eroe passionale e suicida, Didimo è il Foscolo maturo: disilluso, ironico, distaccato, capace di affermazioni concise e sentenziose. Rappresenta la maturità dello scrittore rispetto ai fuochi giovanili.
Nell'orazione Dell'origine e dell'ufficio della letteratura (1809): la letteratura è espressione della civiltà e della storia di una nazione. L'arte deve frenare i potenti, suscitare passioni generose, consolare gli uomini. In esilio a Londra: saggi su Dante, Petrarca, Boccaccio — diffonde l'identità culturale italiana all'estero.
Sotto l'influenza di Rousseau: l'infelicità è effetto del progresso che ha allontanato l'uomo dalla natura. Gli antichi, vicini alla natura, avevano illusioni e sentimenti generosi. La natura è vista come «benigna». Opera: Piccoli Idilli (L'Infinito, Alla luna, La sera del dì di festa).
Durante il silenzio poetico delle Operette morali: la natura non è più madre ma «matrigna», principio meccanicistico di distruzione e riproduzione. L'infelicità non è storica ma condizione eterna e universale di ogni essere vivente. Opera: Dialogo della Natura e di un Islandese; poi i Grandi Idilli.
Rivalutazione della ragione: ora è strumento per smascherare falsi miti, credenze religiose e progressismo. Gli uomini devono unirsi in una «social catena» di solidarietà per affrontare coraggiosamente il destino comune. Opera: La ginestra.
La Poetica — Immaginazione, Rimembranza, Indefinito
Leopardi distingue tra poesia antica (fantasia + immaginazione) e moderna (ragione). Gli antichi erano superiori perché le «illusioni» nascondevano il «vero». I moderni devono creare una poesia «sentimentale» che recupera attraverso il ricordo le sensazioni della fanciullezza.
Parte I (vv. 1–8): Infinito spaziale — la siepe blocca la vista, l'immaginazione crea spazi sterminati oltre.
Parte II (vv. 8–15): Infinito temporale — il vento introduce il tempo: eternità, stagioni morte, presente. Il pensiero si annega nell'immensità.
«questo/questa» = il concreto, il finito, l'hic et nunc (il colle, la siepe, le piante, il mare finale).
«quello/quella» = il vago, l'indeterminato, ciò che sta oltre.
Il percorso questo → quello → questo finale segna la traiettoria: reale → immaginazione → annullamento nell'infinito.
Figure retoriche
Parte descrittiva (vv. 1–37): «Quadretti» di vita paesana. La donzelletta (giovinezza, futuro) vs. la vecchierella (vecchiaia, passato). Paesaggio serale, campana, fanciulli, zappatore, falegname notturno.
Parte riflessiva (vv. 38–51): Meditazione + dialogo con il «garzoncello». Il sabato = giorno più bello.
Leopardi si rivolge al ragazzetto con affetto velato di malinconia. «Godi, fanciullo mio» = carpe diem moderno. Ma la reticenza («altro dirti non vo'») nasconde l'amara consapevolezza che la vita adulta porterà solo disillusione — il poeta non vuole rattristarlo.
Figure retoriche
Rievoca una fanciulla morta prematuramente, simbolo della speranza di felicità delusa dalla realtà («All'apparir del vero»). Silvia = la giovinezza stessa, spezzata prima di potersi compiere.
Il poeta osserva le stelle dal palazzo paterno: ricordi d'infanzia si sovrappongono al presente amaro. Resta la consolazione della poesia nata dall'atmosfera di vaghezza.
Il piacere è «figlio d'affanno»: come la quiete offre solo il sollievo di un cessato pericolo, così la fine del dolore è solo consolazione momentanea. Non esiste gioia positiva, solo la cessazione del dolore.
Un pastore domanda alla Luna il senso della propria vita. Nessuna risposta: tutti gli esseri sono condannati a un viaggio senza senso in un universo indifferente. Espressione massima del pessimismo cosmico.
La ginestra (fiore del deserto lavico) = simbolo dell'uomo che non si illude ma resiste. La «social catena» di solidarietà è l'unica risposta dignitosa all'indifferenza cosmica. Leopardi attacca il falso ottimismo progressista.
| Aspetto | Foscolo | Leopardi |
|---|---|---|
| Periodo | 1778–1827 | 1798–1837 |
| Filosofia base | Materialismo + sensismo illuminista; pessimismo ma con «illusioni» attive | Sensismo + materialismo; pessimismo radicale che evolve verso il cosmico |
| Risposta al dolore | Illusioni: patria, amore, culto dei morti, poesia eternatrice. Impegno civile e politico. | Rimembranza e immaginazione (prima fase); poi solidarietà eroica (ultima fase). |
| Natura | Non è tema centrale; la realtà materiale è ciò su cui l'uomo costruisce le illusioni. | Prima «benigna» (madre), poi «matrigna» (forza meccanica di distruzione). |
| Eroe tipo | Jacopo Ortis: esule, passionale, suicida politico. Alter ego autobiografico. | Il pastore errante, Silvia, il passero solitario: simboli universali dell'infelicità umana. |
| Rapporto col mito | Centrale: la facoltà mitopoietica trasforma il dolore in bellezza (Zacinto, Le Grazie). | Secondario: il vago e l'indefinito sono poetici, ma il mito non è strumento principale. |
| Opera più nota | Dei sepolcri (1807) — carme civile e filosofico | L'Infinito (1819) — meditazione sull'oltre |
| Posizione storico-politica | Engagement diretto: si arruola, esilia per non cedere agli austriaci. La poesia come atto civile. | Critica il progressismo e i falsi miti. La poesia come consolazione e verità. |
| Stile | Lingua aulica, latinismi, anastrofi, iperbati, enjambement magistrali. Solennità classica. | Parole vaghe e indefinite, canzone libera, endecasillabi + settenari. Tono più intimo. |
| Collocazione | Transizione Neoclassicismo → Preromanticismo | Romanticismo (ma rifiuta le etichette; è figura autonoma) |
Punto in comune fondamentale
Differenza fondamentale