Giacomo Leopardi · Operette Morali · 1824

Dialogo della Natura
e di un Islandese

Appunti di lettura e riassunto ragionato

Contesto e forma

Il dialogo appartiene alle Operette Morali, raccolta di prose filosofiche scritte tra il 1824 e il 1832. Leopardi usa la forma del dialogo immaginario — di matrice lucianea — per mettere in scena idee filosofiche in modo drammatico, senza la pesantezza del trattato.

I due personaggi sono la Natura (forza cosmica, cieca, senza volto) e un Islandese (uomo comune che ha cercato per tutta la vita di sfuggire alla sofferenza).

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Svolgimento del dialogo

L'Islandese, durante un viaggio in Africa, si imbatte in una figura colossale: la Natura stessa, personificata in una donna gigantesca. Spaventato, le si avvicina e le racconta la propria storia.

La storia dell'Islandese Fin da giovane ha capito che la vita è dominata dal dolore. Ha cercato di evitarlo rifuggendo ogni eccesso: né i climi rigidi del Nord, né il caldo equatoriale, né il pericolo, né il piacere. Ha vagato per il mondo cercando un luogo dove vivere senza soffrire. Non lo ha mai trovato.

L'Islandese pone allora alla Natura la domanda centrale del dialogo:

«A chi giova questa tua continua operazione? Non a te certamente, che non hai bisogno di alcuna cosa; non agli uomini, non agli animali…»

La Natura risponde con totale indifferenza. Non nega la sofferenza: ammette candidamente che la vita degli esseri viventi le serve solo come combustibile per mantenere il ciclo eterno di creazione e distruzione. Gli uomini non le interessano.

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Il nodo filosofico

Il dialogo smonta due illusioni consolatorie molto diffuse:

La risposta della Natura è la più crudele possibile: non è ostile all'uomo, semplicemente non lo considera. La sofferenza non è una punizione né una prova — è un effetto collaterale di un meccanismo cosmico che procede da solo.

«Io non ho potuto né saputo fare altrimenti che come fo.»
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Il finale (aperto)

Leopardi lascia il finale deliberatamente ambiguo: l'Islandese viene travolto da un turbine di vento oppure — secondo un'altra versione — divorato da due leoni affamati. In entrambi i casi, la Natura non commenta. Il dialogo si chiude senza risposta, senza redenzione.

Il silenzio della Natura è la risposta. L'uomo muore e la macchina del mondo continua.

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Temi principali

Pessimismo cosmico Natura matrigna Nichilismo Dialogo filosofico Operette Morali Male universale
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Stile e tono

La prosa è calibrata, quasi fredda. Leopardi non grida la propria disperazione: la argomenta. Il tono è quello di un ragionamento serrato, quasi scientifico, che rende la conclusione nichilista ancora più devastante.

La personificazione della Natura serve proprio a questo: darle una voce non per renderla umana, ma per mostrarci quanto sia lontana dall'esserlo.

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